Nel verso giusto

Un punto d'incontro per costruire, attraverso la letteratura e la poesia, una civiltà delle anime.
giovedì, 09 luglio 2009

alberto

                             Il folletto della poesia

Alberto Casiraghy con le edizioni Pulcino Elefante è diventato un piccolo mito della poesia italiana. Da anni, nella sua casa di Osnago, realizza piccoli libri d’artista:in copertina il nome e il titolo dell’autore, più in basso quello dell’artista che rappresenta l’opera, nella prima pagina una poesia o un aforisma. Ogni libro è edito in 30 esemplari. Casiraghy ne stampa, su carta pregiata, personalmente a mano un centinaio all’anno. Questi piccoli capolavori sono diventati degli autentici oggetti di culto.
Alberto è un personaggio surreale e poetico, una presenza davvero unica nel panorama editoriale italiano. Con la sua raffinata ironia,sa condurre l’interlocutore nel mondo magico della poesia è difficile non restare incantati dalla grazia picaresca del suo dire. Sentite come parla della sua creatura: <<La casa editrice Pulcino Elefante è nata casualmente nel 1982 in un pomeriggio ventoso. Si caratterizza per la libertà dei suoi intenti, quali il gioco l’ironia, la poesia, l’arte e la gioia del bello. Non esiste una produzione regolare, il numero delle pubblicazioni varia in base ai desideri e agli incontri dell’editore.La scelta delle piccole tirature è dovuta all’unicità di ogni esemplare che contiene quasi sempre disegni originali , piccole sculture , incisioni. Sono preferiti aforismi piccole poesie>>.
Casiraghy non è soltanto editore, ma anche un poeta e uno scrittore raffinato di aforismi. Di tanto in tanto regala ai suoi lettori il frutto editoriale di questa passione eclettica per le battute fulminanti. E’ appena arrivato in libreria Quando.Novantanove aforismi quieti e inquieti (Book editore,pagine 96 euro 10,50).
L’autore,con una leggerezza geniale, entra sorridendo nelle parole che spiegano la vita. Con un’ironia fuori dal comune mostra un’attenzione umile per il senso delle cose.
<<Nei momenti migliori/la verità/non si fa mai aspettare>>, <<Non tutto ciò che si vede/è altro>>, <<Il poeta è un abisso che vede/in tutte le direzioni>>,<<Nel dubbio atroce/c’è già la risposta>>, <<Nessuno può chiamarsi uomo/se prima non conosce la morte>>, <<Il segreto della vita/è di saper ascoltare/con attenzione>>.
Gli aforismi di Casiraghy sono frecce pungenti che scoprono con una verità essenziale tutti i nostri pensieri.
Di fronte alla sincerità disarmante della penna di Alberto tutti i nostri sensi raggiungono una certa armonia. Non c’è menzogna che resiste davanti alla parola intensa dell’autore che invita a pensare con le sue strane e inaspettate visioni.
Le invenzioni di Casiraghy rompono il silenzio, fanno rumore e colpiscono sempre nel segno.
Ha scritto Giuseppe Pontiggia che i suoi aforismi “paiono un’intersezione tra la leggerezza degli haiku, i frammenti moderni degli antichi e le invenzioni dei surrealisti>>.
La casa dei pensieri inquieti e quieti di questo straordinario folletto della poesia, che si diverte a incidere parole sulla filigrana dell’anima, non poteva non essere che l’aforisma , quella forma intensa di scrittura che ci regala della parola il suo momento più alto.
<<Scrivo aforismi perché/amo gli abissi delle parole>>, confessa Casiraghy al suo lettore.<<Gli aforismi/sono la parte migliore/dell’invisibile>>.
Di questo canto estremo l’autore dà ampiamente conto quando si mette in ascolto del segreto della vita, ricordandoci che gli aforismi carini sono insopportabili e alquanto noiosi.
Nicola Vacca


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categorie: libri e poesia
mercoledì, 08 luglio 2009

salvini_0001_280xFree

                  Salvini è il vero volto della Lega

All’onorevole Salvini basta qualche birra bevuta insieme alle sue camice verdi all’ultimo raduno di Pontida per perdere la trebisonda e intonare cori sui napoletani che puzzano.
Ma il deputato leghista era sobrio quando qualche mese fa lanciò la proposta di riservare nella metropolitana della sua città alcuni vagoni ai milanesi. Quindi il problema non è la gradazione alcolica nel sangue.
Matteo Salvini è il vero volto della Lega. Che siano sobri o ubriachi, i militanti del partito di Bossi non conoscono il rispetto della dignità umana.
Fino a prova contraria anche Pontida fa parte dell’Italia. La Padania esiste soltanto nelle fantasie scissioniste della Lega nord. Il Carroccio deve mettersi in testa - una volta per tutte - che dalle Alpi alla Sicilia siamo un unico popolo, un’unica Nazione.
Non è difficile da capire, basta leggere la Costituzione. Ma Salvini continuerà nel futuro a regalarci esternazioni deliranti che offendono il nostro amor patrio.
Non possiamo pretendere da questo signore le scuse, anche perché le cose che dice le pensa davvero. <<Ero al bar, mica sul palco; non capisco tutto questo can can>>. Minimizza il Salvini, mentre Bossi lo difende sostenendo che bisogna rimproverarlo perché canta male.
Nicola Vacca

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categorie: politica
martedì, 07 luglio 2009

nuvola rosa

                 Corrado Bagnoli ricorda Paolo Leveni

Lui era lì, con il manuale, come lo chiamava lui, tutto mandato a memoria: un’esperienza straordinaria, una passione e un gusto per la ricerca, per la bellezza, per la cultura che continuava ad avere nonostante gli anni. Pronto a dirci che la pagina 157 recitava in questo o quell’altro modo, ma pronto poi, lui per primo, a provare nuove strade, a inventarne altre. Perché questo è il segreto di un maestro: imparare tutto il possibile e poi reinventarlo con una sua lingua, con una nuova forza, costruendo un mondo diverso, seppure ancorato a ciò che viene prima.. Paolo era così, sempre pronto a mettersi in gioco, sempre curioso, attento, creativo. All’apparenza burbero, ma solo per chi non lo conosceva bene. Perché la manfrina dell’uomo duro, quasi severo, era subito scoperta: di fronte a un quadro, davanti a una poesia, giuro di averlo visto piangere, di averlo visto quasi incapace di parlare. E chi lo ha conosciuto sa quanto, invece, fosse sempre vivacemente loquace, dotato di una dialettica tagliente, difficile da trovare impreparato su qualsiasi argomento storico, scientifico, artistico o politico sul quale ti capitava di interloquire con lui. E come lo prendeva poi un magone buono ogni volta che parlava dei suoi nipoti, anche se poi era davvero discreto, raccontava poco, quasi volesse nascondersi un po’. Ma parlavano per lui la sua voce rotta e gli occhi, lo sguardo che tirava via il trucco della seriosità e si lasciava riempire di una luce liquida, quasi bambina. Ci vorrebbero dei libri interi per raccontare quello che Paolo ha fatto nella sua professione, nel suo impegno sociale e culturale, nel campo artistico o in quello dell’editoria: non c’era mai un progetto per volta, con lui. E sempre con un’attenzione quasi maniacale ai dettagli. E un suggerimento per tutti. Quando va via un uomo così, quando te lo tirano via, se ne va un mondo intero di persone, di relazioni, di cose, di parole e di idee. E stai lì con il suo stesso magone a rimpiangere quante cose mancheranno insieme a lui, quante non potranno più essere uguali a prima; stai lì e non sai misurare quanto mondo in meno ci sarà da adesso in poi, senza di lui, senza quello che lui avrebbe fatto ancora. Negli ultimi giorni non aveva mai messo via le matite e il computer, erano lì ancora sul suo tavolo di lavoro: quando la “bestia” lo avrebbe lasciato finalmente in pace, diceva, avrebbe ripreso tutto da dove l’aveva lasciato. Ma la bestia non l’ha mollato. Nel suo computer c’è il suo ultimo libro, uno studio di anni sulla scrittura e sull’evoluzione della stampa, una grande sintesi storica e iconografica. Quel libro già pronto dovrà essere pubblicato e verrà letto così, come il suo ultimo regalo. A me piace pensarlo così, Paolo, oggi e quando presenteremo il suo libro: ancora alla finestra, con la sua barba e il sopracciglio inarcato a guardare giù, quasi a nascondersi come sempre faceva quando si parlava di lui, a fare segno con la mano di tagliarla corta. Poi lo vedo tirarsi su piano e andare via in silenzio. Magari dentro la nuvola rosa dei suoi ultimi quadri, nel posto che forse ha cercato per tutta la vita, anche se non l’ha mai voluto dire davvero; in un posto buono dove non ci sarà bisogno di aghi e veleni per addormentare le bestie che ti straziano il corpo, dove le bestie non potranno entrare; in un posto dove cominceranno a capire perché a noi ci manca. E avrà la sua matita e il suo computer e metterà tutti gli altri intorno al tavolo e dirà: “Dai, adesso basta far festa, che dobbiamo lavorare”. Perché lui è fatto così e se ne accorgeranno anche lì. Ciao Paolo, grazie di tutto.


Corrado Bagnoli



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categorie: addii
lunedì, 06 luglio 2009

barbari

                                      Una badante per Bossi

Il sottosegretario Carlo Giovanardi propone di regolarizzare le badanti, almeno 500 mila persone che dopo il pacchetto sicurezza sono a rischio. Queste parole hanno fatto subito incazzare la Lega che con Calderoli si è scagliata contro il sottosegretario.<< Quella che propone Giovanardi è una sanatoria e noi le sanatorie non le possiamo fare>> .
Il problema delle badanti esisteva prima del varo del pacchetto sicurezza. Adesso che è stato approvato una soluzione è necessaria. Le parole di Giovanardi vanno nella direzione giusta soprattutto perché le badanti che assistono persone anziane svolgono un importante ruolo sociale. La regolarizzazione delle badanti va valutata caso per caso. Tenendo fermo il principio della tolleranza zero, non è difficile capire che questa categoria professionale è composta da brave persone che lavorano e svolgono un compito fondamentale.
Ma dalla Lega nord non possiamo pretendere lungimiranza sulle scelte politiche. Loro preferiscono affrontare anche questo problema con superficialità, e poi magari nelle loro case si avvalgono della collaborazione di badanti e colf.
Speriamo che il presidente del Consiglio non ceda per l’ennesima volta al ricatto della Lega.
Il Carroccio non può continuare a fare demagogia sull’immigrazione. Le badanti che lavorano seriamente vanno regolarizzate e la clandestinità va combattuta. Le due cose si possono fare. Anche perché il primo ad avere bisogno di una badante è proprio Umberto Bossi.
Nicola Vacca

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categorie: politica
sabato, 04 luglio 2009

Ciao Paolo

Si è spento Paolo Leveni, artista di rara sensibilità,  pittore, amico dei poeti. L’avevo conosciuto qualche tempo fa. Recentemente mi aveva fatto dono di una sua opera per la pubblicazione di una plaquette. Ci mancherà moltissimo questo umile cercatore di bellezza.

Tutto sarà più difficile 

                                   a Paolo Leveni

Sono vuote le parole che aprono ferite
fanno male quando arrivano
per dirmi che non ci sei più.
Hanno spezzato di colpo
il cerchio del mare
hanno spazzato via la luce
con cui tu scavavi in profondità.
L’annuncio della perdita
non cancellerà mai le tue buone maniere
la gentilezza con cui ha frugato
nelle nostre vite.
Tutto sarà più difficile
perché ci hai insegnato
che nell’ombra è possibile procreare la bellezza.

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categorie: addii
giovedì, 02 luglio 2009

 

squillo

                          L’informazione che sbaglia

I giornali dovrebbero avere il compito di formare con imparzialità l’opinione pubblica. Un giornalismo serio ha il dovere di raccontare con concretezza un Paese con i suoi problemi reali. Leggendo le prime pagine dei quotidiani ci accorgiamo subito che in Italia, accanto alla cattiva politica, abbiamo una pessima informazione. Repubblica da settimane sbatte in prima pagina le notti brave di Berlusconi, i festini a Villa Certosa e a palazzo Grazioli.Abbiamo letto paginate intere sul Cavaliere vizioso, che in altri tempi si trovavano esclusivamente sui giornali scandalistici. Lo stillicidio gossiparo del quotidiano diretto da Ezio Mauro è destinato purtroppo a durare. Una vera tortura che non fa bene a un Paese come il nostro, che mai come in questo momento ha bisogno di un giornalismo serio e responsabile, capace di mettere a fuoco con intelligenza le criticità del sistema politico,sociale e istituzionale.
Le speranze di poter contare su un giornalismo saggio e riflessivo cadono del tutto quando vediamo il Giornale di Mario Giordano che usa la legge del taglione e avvia una campagna denigratoria – nello stesso stile di Repubblica - che ha al centro lo scandalo dalla sanità pugliese. Escort di lusso ospitate in un appartamento del centro di Bari per intrattenere esponenti del Pd.
Anche il quotidiano che è stato fondato da Montanelli cade nella bassezza di un’ informazione perversa, e ripaga con la stessa moneta la sinistra e il suo giornale di riferimento. Abbiamo le escort di destra e quelle di sinistra. Il clima si avvelena per colpa di un’informazione che non fa il suo dovere. Tra campagne e contro campagne diffamatorie il catalogo del giornalismo è questo.
Lo spettacolo è penoso. Vorremmo un giornalismo serio e capace di interpretare i fatti. Da una parte e dall’altra abbiamo invece giornalisti che servono il proprio principe e vestono i panni di fustigatori e moralisti conto terzi. Da un po’ di tempo a questa parte si consuma sulla carta stampata la ridicolaggine della politica. L’opinione pubblica non può essere sottoposta a questo delirante gioco al massacro.
Un modo sbagliato di porre la questione morale ha ridotto le pagine dei giornali  di maggioranza e opposizione a veri e propri bollettini scandalistici che si vomitano addosso ciarpame e fango.
Aveva ragione Karl Kraus quando scriveva che <<solo in apparenza il giornalismo è al servizio del giorno. In esso si distrugge la sensibilità dello spirito dei posteri>>.Confessioni di trans, escort di lusso che pontificano. Questi sono i cavalli di battaglia di un’informazione che sbaglia.
È proprio il caso di dire che da noi il giornalismo è finito a puttane.
Nicola Vacca

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categorie: informazione e politica
mercoledì, 01 luglio 2009

cau

                   Tanto inattuale, perciò necessario

Non si può comprendere la biografia intellettuale di Karl Kraus senza tenere conto nella sua opera della commistione tra satira e polemica. Se egli è stato uno degli interpreti più penetranti del nostro tempo è perché il suo spirito libero ha sempre evitato ogni tipo di compromesso. Nei suoi scritti ha usato la penna come un bisturi tagliente per muovere attacchi esemplari ed emblematici contro la decadenza di pensiero della civiltà.
Da giovanissimo era già noto come polemista arguto. Su “Die Fackel”, la rivista che fonderà e curerà sempre da solo, eserciterà il ruolo del combattente dello spirito dove scriverà in largo anticipo che il mondo sta andando in rovina.
Karl Kraus era un intellettuale colto che non aveva peli sulla lingua. Basta leggere le sue invettive contro le forme asfissianti del potere che condizionano la libertà dei singoli per capire che sarebbe diventato subito un anticonformista, ma soprattutto un’intelligenza scomoda che avrebbe dato fastidio ai padroni del vapore.
L’atteggiamento impolitico di Kraus nei confronti della stampa e del malcostume politico sono all’origine degli attacchi indirizzati al caos in cui la vita dello spirito era miseramente finita, confusione resa manifesta ai suoi occhi dall’ormai invadente capacità del pubblico di scorgere dietro annunci di giornale il male del mondo e lo sporco della corruzione.
Guardando all’oggi e al suo nichilismo, comprendiamo che l’irriverenza inattuale di Karl Kraus ha avuto ragione.Le sue feroci battute sono profetiche perché i bersagli che il pensatore austriaco ieri attaccava oggi non sono caduti: l’assopimento della coscienza sociale e civile, il conformismo nella cultura, la deriva della morale, l’asservimento della stampa e degli intellettuali al potere, il malaffare nella politica, la crisi dei sistemi democratici.
Alla poliedrica personalità di Karl Kraus Maurizio Cau, studioso del pensiero politico e giuridico del Novecento, dedica una bellissima biografia intellettuale dal titolo Politica e diritto.Karl Kraus e la crisi della civiltà(Il Mulino,pagine 442, euro 31).
Kraus interprete della crisi, scrittore sulfureo di aforismi che con la sua profetica attività letteraria annuncia la fine di un ordine morale. Il polemista con il suo spirito dissacratore nella sua attività pubblicistica lotterà contro il pervertimento morale, politico e linguistico della società del suo tempo.
È una presa di posizione nei confronti della degenerazione della cultura e della sua azione politica che avviene per le ambizioni di uomini di potere, di giornalisti letterati. Nella sua rivista scriverà sempre che odia <<la mancanza politica di principi>>.
Kraus mette tra virgolette il proprio tempo. Il suo bisturi tagliente seppe distinguere e sezionare ogni frammento della propria epoca. Sezionare i corpi in cancrena, decretarne l’eutanasia, e allo stesso tempo distinguere le parti vitali, segnalarle a quelli che non sapevano più vedere.
<<L’autore - scrive Cau - progettò di risvegliare un ethos intellettuale ormai sopito, di aprire gli occhi al pubblico su una stampa che sempre più si riduceva a mezzo pubblicitario a strumento di profitto. Il comportamento critico e gli atteggiamenti politici di Kraus sono sempre guidati più dal fastidio e dal disprezzo originati dalla mancanza di principi manifestata dalla politica che non da autentiche convinzioni ideologiche>>.
Kraus era uno scrittore che teneva alla propria indipendenza più che al profitto. La sua satira non nasceva mai dall’occasione, ma aveva dei bersagli ben precisi. Era talmente giusto che non accusava mai nessuno che non lo meritasse. Kraus attaccò sempre gli atteggiamenti borghesi di stampa, politica e cultura, egli stesso apparteneva alla classe borghese.
L'autore di Detti e contraddetti non aveva una precisa posizione politica, anche in questo era libero: <<Per i politici sono un esteta, per gli esteti un politico>> . Anche se i rapporti tra Kraus e la politica furono controversi, il pensatore austriaco con grande originalità arrivò a simpatizzare per una rivoluzione conservatrice. In diverse occasioni mise in discussione il parlamentarismo, la democrazia, il liberalismo. Le sue analisi politiche non sono che il riflesso del suo più generale atteggiamento intellettuale. La politica, per Kraus, altro non era che un <<gioco di tarocchi>>.La politica, secondo il suo pensiero critico, non è in grado di avvicinare la complessità e i reali problemi dell’esistenza. Costretta nella superficialità dalle divisioni partitiche e ferma alle contrapposizioni ideologiche e parlamentari, non giunge ai nodi centrali dello spirito.
Kraus conficca il bisturi del libero pensiero nelle carni della civiltà in crisi. Smaschera tutti i grumi della barbarie e della decadenza che si annidano nella sua epoca e che germoglieranno nel conformismo di quelle future.
Kraus, esattamente come Kierkegaard, legge in termini destinali la questione del tramonto.
Per Kraus, osserva Cau, era realmente difficoltoso mettere a tacere la propria vena satirica e lasciare impunita la discesa nella rovina che l’umanità si stava apprestando a vivere, dall’altro egli avvertiva di vivere in un mondo dove non veniva percepito il grado di trivialità e degrado raggiunto.
Kraus è consapevole di appartenere al tempo degli assassini. La sua verità esistenziale è il terrore. Egli è uno scrittore che si affaccia sull’Apocalisse quando in una splendida pagina de Gli ultimi giorni dell’umanità dichiara apertamente di voler prendere su di sé tutto il male del mondo.
Alla distruzione del mondo Kraus si preparò rifugiandosi in quella immensa arca rappresentata dalla sua rivista. Proprio nelle prime pagine della Fackel si riferisce al valore simbolico della fiaccola e alla sua capacità di illuminare le tenebre in cui sembrava scesa l’umanità. Dal suo rifugio scrisse: <<Che cosa può fare un scrittore di satire di fronte a un ingranaggio cui risponde comunque a ogni ora una risata infernale di scherno?Può ascoltarla mentre gli altri sono sordi. Ma se anche lui non viene ascoltato? E se anche a lui viene paura? Il vero tramonto è la distruzione dello spirito, l’altro dipende dall’indifferente prova se dopo la distruzione può ancora esistere un mondo>>.
Aveva ragione Cioran quando scriveva che leggere autori inattuali nelle epoche torbide è la migliore disintossicazione che ci sia. Karl Kraus è l’autore inattuale di cui oggi abbiamo davvero bisogno.
Nicola Vacca

(speciale Karl Kraus uscito oggi su Linea quotidiano)

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categorie: libri
giovedì, 25 giugno 2009

cioran

 Oggi è il mio compleanno. Gli auguri me li fa Cioran


A ogni età più o meno distinti ci avvertono che è tempo di sloggiare. Esitiamo, rinviamo, persuasi che giunta finalmente la vecchiaia, quei segni diventeranno così chiari che tergiversare ancora sarebbe conveniente. Chiari lo sono, infatti, ma non abbiamo più il vigore necessario per compiere il solo atto decente che un vivo possa fare.


Riusciamo a durare malgrado tutto perché le nostre infermità sono così numerose e contraddittorie che si annullano a vicenda.


I soli momenti ai quali penso con sollievo sono quelli in cui ho desiderato non essere niente per nessuno, in cui sono arrossito all’idea di lasciare la minima traccia nella memoria di chiunque…


Quando ognuno avrà capito che la nascita è una sconfitta, l’esistenza, finalmente tollerabile, apparirà come l’indomani di una capitolazione, come il sollievo e il riposo del vinto.


Vivere in conflitto con il proprio tempo è un privilegio. In ogni momento si è coscienti di non pensare come gli altri. Questo stato di discordanza acuto, per quanto indigente, per quanto sterile sembri, possiede tuttavia uno statuto filosofico, che si cercherebbe invano nelle cogitazioni armonizzate degli eventi.

(E. M. Cioran , L’inconveniente di essere nati, Adelphi)



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categorie:
mercoledì, 24 giugno 2009

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                      Bernardi scaglia la prima pietra


Dove sono finiti i poeti incendiari? Quelli capaci con pochi versi di infrangere le regole e le convenzioni, di dire con poche fulminanti parole quelle cose disincantate e scomode sulla senso della vita che atterriscono gli ottimisti della ragione.
In questi tempi dormienti, anestetizzati dal cloroformio di un pensiero unico, la libertà si sta riducendo proprio perché abbiamo terribilmente paura di lasciarci svegliare dalla cifra autentica del disincanto.
In questo grande gelo perenne non è diffusa la poesia che squaderna il nostro tempo con atti rivoluzionari interiori. Mancano davvero i poeti che hanno il coraggio di scoperchiare questa ideale scatola di chiodi nella quale viviamo, e lanciare come dardi le parole per mandare in frantumi la decadenza che decompone la realtà.
Daniele Bernardi, classe 1981, è un temerario che ha deciso di osare scrivendo versi come sassi.
Il suo esordio è felice e problematico, perché finalmente possiamo dire di aver trovato un poeta che ha deciso di andare controcorrente con un pessimismo vitale che apre gli occhi sulle cose e sul mondo. Intingendo l’inchiostro negli annali della polvere, Bernardi dà alle stampe una raccolta , una cronaca ragionata dell’inverno del nostro scontento. Versi come sassi (LietoColle, pagine 43, 10 euro) inchioda tutti noi alle ferite che non vogliamo curare.<<Scrivo/più che versi/sassi/orfani/di fiume/frane senza padrone/di cui non si vive/di cui non si muore>>.
Il poeta si immerge con schegge di versi che feriscono nel vuoto, per pungere la vita che si riduce a niente.
Le sue poesie brevi sono frecce che pugnalano il tempo, agonizzante perché non sa pensare il suo divenire.
Quella di Daniele Bernardi è una scrittura che ferisce e travolge tutto. Ogni verso esplode sulla pagina, è una mina che squarcia con l’intento di provocare un risveglio nelle coscienze addormentate.
La decadenza ci annienta perché non siamo più capaci di pensare. Il nichilismo attraverso il suo vuoto ci incatena al suo caos: abbiamo smesso di capire la banalità del male. La forma della vita si è arresa al colore nero.
I sassi di Daniele Bernardi fanno centro . Annunciano tumulti le sue parole schiette che vengono fuori da una lacerazione interiore.
La sua poesia farà male, perché è scritta con parole che scioccano. Dentro l’oscurità delle cose qualcosa si muove quando il poeta arma la parola che racconta <<la vita ridotta a niente>>.
Daniele Bernardi è un poeta che parla nella deriva dei giorni in affanno. Dalla sua penna escono versi che non riescono a stare sulla pagina. Sono talmente potenti che si scagliano come sassi. Quando colpiscono, lasciano il segno: il sangue che ride nelle ferite. La sua poesia incendia, scuote, sveglia. Le sue parole non riescono a stare buone sul foglio, perché sono state scritte con l’intenzione di fare i conti con l’inferno in cui viviamo.
Bernardi, prima di scrivere versi come sassi, ci regala una citazione di Daniil Charms: <<Bisogna scrivere versi tali che a gettare/una poesia contro la finestra/il vetro si deve rompere>>.
Di sicuro, questo suo quaderno di versi va maneggiato con cura. È sconsigliato vivamente a chi non vuole fare i conti con i propri demoni. Ma soprattutto a chi crede che la malinconia non possa colmare e occupare da sola tutta una vita.
Nicola Vacca

(articolo uscito su Linea quotidiano)


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categorie: poesia
martedì, 23 giugno 2009

referndum

                     La politica all’ultima spiaggia

Dopo questa bocciatura sonora Mariotto Segni dovrebbe smetterla di rompere le balle con la raccolta delle firme sulla legge elettorale. Forse qualcuno dovrebbe dirgli che fu proprio quel maledetto referendum del ’91 sulla preferenza unica a cambiare in peggio la politica italiana. Fu quella vittoria a spianare la strada alle toghe rosse che rivoltarono l’Italia come un calzino.
Dalla fine del sistema proporzionale a oggi non si riesce a uscire da una transizione che ha portato gli italiani ad avere meno fiducia nella politica.
Se oggi abbiamo una legge elettorale porcata è soprattutto colpa delle incongruenze maggioritarie del partito referendario trasversale che ha creato l’aborto di una classe politica che non è capace di dare risposte ai problemi concreti.
Siamo veramente stufi di navigare a vista senza alcun progetto riformatore. Per uscire da questo sistema politico bloccato servirebbe un Parlamento serio che facesse una buona legge elettorale. Servirebbero dei deputati motivati, consapevoli di essere rappresentanti dei cittadini.
Il presidente della Camera parla di campanello d’allarme lanciato dagli italiani alle classi dirigenti, rievoca la disaffezione dei cittadini e afferma che è giunta l’ora<<di mettere in campo contromisure per riappassionare la gente alla politica>>. Questo lo sappiamo. Non c’è bisogno che la terza carica dello Stato ci dica che gli italiani non hanno più feeling con il Palazzo.
Sarebbe stato credibile se avesse detto che la politica vive una crisi profonda d’identità per diversi motivi. Primo fra i quali il dilettantismo dei signori parlamentari che non prendono sul serio il loro mandato perché una legge elettorale che li ha nominati. In virtù di questa boiata possono occupare uno scranno e annoiarsi, sapendo di essere fannulloni ben retribuiti.
Se siamo all’ultima spiaggia, lo dobbiamo a Mariotto Segni che nel 1991 gettò le basi di un bipolarismo malato e aprì la strada all’americanizzazione spinta della politica italiana.
Se gli italiani quel giorno fossero andati al mare, come suggerì Bettino Craxi, oggi avremmo un’Italia migliore.
Nicola Vacca

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categorie: politica

Chi sono

Utente: nicolavacca
Nome: nicola vacca
Poeta, scrittore, critico letterario. Scrivo su alcuni quotidiani e riviste.Ho pubblicato i seguenti libri:Nel bene e nel male(1994), Frutto della passione(Manni editori,2000), La grazia di un pensiero(pref.di Paolo Ruffilli, Pellicani editore,2002), Serena Musica Segreta(Manni editori,2003), Civiltà delle Anime(Book editore,2004). Incursioni nell'apparenza(pref.di Sergio Zavoli, Manni editori, 2006), Ti ho dato tutte le stagioni(prefazione di Antonio Debenedetti, 2007), Frecce e pugnali(prefazione di Giordano Bruno Guerri, edizioni Il Foglio,2008)

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